HELIOS CAMPING  E DINTORNI  I LUOGHI DA VISITARE 

IL CAMPING SUL MARE      -      SOLE DI SICILIA

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PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE

AREE ARCHEOLOGICHE

CASTELVETRANO (TP)

Parco Archeologico di Selinunte
E’ il più grande parco archeologico d’Europa e conserva i colossali resti della colonia greca di Selinunte. Fondata nel VII secolo a. C. da un gruppo di coloni di Megara Hyblea, essa prende il nome da una qualità di prezzemolo selvatico (in greco “sélinon”) che tuttora vi cresce spontaneamente. Riscoperta nel XVI secolo, cominciò a venire alla luce in seguito a numerosi scavi iniziati dagli Inglesi ai primi dell’Ottocento. L'area archeologica può essere divisa in quattro parti:
1) l'area sacra posta sulla collina orientale (piana Marinella) di cui sono noti i tre grandi templi dorici "Tempio E", "Tempio F" e il "Tempio G" che, assieme al Didymaion di Mileto, all'Artemision di Efeso e al Tempio G di Agrigento è uno dei più grandi dell'antichità;
2) a sud, l'Acropoli e le sue mura che si trovano sulle sponde del fiume Cottone;
3) la bassa collina di Manuzza a nord, occupata dall'abitato vero e proprio, e i due santuari extraurbani;
4) il santuario di Malaphoros sulla valle del fiume Selinus.

CAVE DI CUSA

In territorio di Campobello di Mazara (TP), a circa tredici chilometri a nord-ovest dal parco archeologico di Selinunte, sorge l'area archeologica delle Cave di Cusa, il cui nome fa riferimento ad un vecchio proprietario dell'area, il barone Cusa.

Le Cave, intitolate dalla Regione siciliana all'archeologo Vincenzo Tusa, furono utilizzate per la costruzione dei templi dal parco di Selinunte, in assoluto il più grande del Mediterraneo. Sono costituite da un grosso banco di calcarenite (un tufo compatto e resistente, particolarmente adatto alla costruzione) che si estende per circa due chilometri, da est a ovest, lungo un pianoro vicino la costa.

Il Tempio C dedicato ad Apollo - Selinunte

Come già detto, le cave distano da Selinunte tredici chilometri, una distanza irrisoria oggi che disponiamo di moderni mezzi di locomozione veloci e robusti, ma non ai tempi quando si usavano carri, buoi e schiavi.

Eppure gli ingegneri e architetti della città greca scelsero le Cave di Cusa perché erano il punto più vicino a Selinunte dove il banco di calcarenite si mostrava compatto e massiccio a tal punto da poter staccare elementi di grosse dimensioni, come quelli utilizzati per il tempio G.

Il Parco Archeologico di Selinunte

I blocchi più piccoli invece, venivano estratti da cave molto più vicine alla cittadella, come quelle sui pendii di Manuzza e, appena quattro chilometri più a nord, presso il vecchio e disabitato podere Baglio Cusa, le 'Cave di Barone'.

Da più lontano invece, dalle cave Misilbesi a Menfi, arrivavano i blocchi per la realizzazione delle sculture e gli ornamenti dei templi. Per fare un confronto, complessivamente furono estratti circa 150.000 metri cubi di pietra dalle cave di Cusa e 54.000 dalle Cave di Barone.

Rocchi nelle Cave di Tusa

La calcarenite venne estratta per più di 150 anni, a partire dalla prima metà del VI sec. a.C. fino alla sconfitta dei greci da parte dei cartaginesi nel 409 a.C. In quell'occasione la cava fu abbandonata in fretta e furia dagli scalpellini e dagli operai addetti e così anche le abitazioni di questi ultimi, che temevano qualche rappresaglia dei cartaginesi. L'interruzione improvvisa dei lavori ci permette oggi di ricostruire tutte le fasi di lavorazione con estrema precisione.


Escursione

Il Parco archeologico delle Cave di Tusa

Nei dintorni di Castelvetrano, percorrendo la SS 115 in direzione sud, superata la zona vinicola, verso Campobello di Mazara, si raggiungono le Cave di Cusa (o Rocche di Tusa).

La zona ha una deliziosa atmosfera selvaggia che lascerà affascinati i visitatori ed è anche un posto che si adatta a un piacevole pic nic. Si può definire il completamento della visita a Selinunte.


L'interno dell'area archeologica è costellata da grandi massi cilindrici sparsi sul terreno o ancora da estrarre. Alcuni rocchi sono completamente scavati, pronti per essere trasportati, altri appena accennati, altri in viaggio per Selinunte furono abbandonati per strada.

I Cartaginesi non ne ebbero più bisogno data la modestia delle loro realizzazioni architettoniche, utilizzando invece, la stessa Selinunte per prelevare materiale da costruzione. Il considerevole numero dei blocchi permette di stabilire che le persone impegnate nelle cave erano circa 150.

E' possibile riconoscere anche qualche capitello, massi cilindrici con la base quadrata, che nella parte superiore presenta dodici cunei che servivano per ricavare l'echino (utilizzato nel capitello, costituisce una sorta di cuscino sotto l'abaco). Qua e la si possono ammirare anche abbozzi di colonne gigantesche che sicuramente erano destinate al Tempio G.


Le tecnica di estrazione

Le rovine del Tempio G di Selinunte


L'estrazione dei blocchi veniva praticata da schiavi che ricevevano in cambio solo cibo e vestiti. I gruppi di lavoro erano due: i Leukorgol (scalpellini occupati nel cantiere di costruzione) ed i Latomoi (scalpellini che lavoravano nelle cave).

La tecnica di estrazione era lunga e complessa. Per iniziare si tracciava la circonferenza o il perimetro del pezzo da estrarre, poi si tracciava un secondo solco più esterno profondo circa mezzo metro chiamato canale di frantumazione. Il cordolo di pietra rimasto tra i due canali doveva poi essere eliminato.

L'operazione proseguiva fino a quando il tamburo non aveva raggiunto l'altezza desiderata, dopo di che si procedeva alla sua estrazione, distaccandolo dal fondo roccioso con l'aiuto di cunei di legno che si facevano rigonfiare con l'acqua.

L'estrazione avveniva mediante argani o facendo scivolare il blocco su piani inclinati, eliminando prima la parte anteriore dello scavo.



Ancora oggi è possibile notare alcuni solchi a forma di U nei blocchi, dovuti alle corde che servivano per sollevarli, oppure buchi quadrati alle due estremità dove venivano fissati i perni per facilitare lo spostamento e la messa in posa.

Il metodo di trasporto fu elaborato da Chersifone, architetto di Cnosso (Creta) e successivamente perfezionato da suo figlio Metagene. I rocchi di forma circolare venivano trasportati per rotolamento, quelli squadrati, invece, venivano rivestiti con un'intelaiatura di legno per agevolarne il trasporto ed evitarne il danneggiamento.

Al centro delle due superfici di appoggio del blocco, si scavava un foro quadrato che consentiva il montaggio di un'armatura circolare di legno, sostituita da due ruote e arrotolata da una fune. I blocchi venivano così trainati fatiosamente da buoi o schiavi che pe r raggiungere Selinunte impiegavano almeno due giorni.


CHIESA DI SAN DOMENICO

CHIESA      CASTELVETRANO



Chiesa di San Domenico

La monumentale chiesa di San Domenico, eretta nel 1470 per volere di Giovan Vincenzo Tagliavia, signore della città, è un’opera fondamentale per la storia dell'architettura siciliana. Denominata  la “Sistina di Sicilia” costituisce infatti uno degli esempi più significativi di quel Manierismo siciliano che preannuncia l’imminente Barocco. Di notevole pregio sono il cappellone dell’altare maggiore e la cappella del coro, decorati da Antonino Ferraro da Giuliana. Numerose le opere d’arte custodite nella chiesa, fra cui un sarcofago in marmo bianco su cui è posto un cavaliere disteso con la testa in riposo sul braccio destro che raffigura Ferdinando Tagliavia e Aragona, figlio del committente della chiesa. Recentemente sono stati ultimati i lavori di restauro realizzati con le più avanzate tecnologie disponibili.

Archaeological Park of Selinunte and Cave of Cusa

Parco Archeologico di Selinunte



The Archaeological Park of Selinunte and Cave of Cusa was established by the Sicilian Region 1.9.2010, as peripheral of the Regional Service of Culture and Sicilian Identity. It is one of the largest and most important archaeological parks in the world, with her 270 hectares in Selinunte, plus 60 of Cusa. Inside you are imposing temple structures: on the eastern hill the temple G (or Zeus), one of the largest temples made by the Greeks, and temples E (or Hera), among the purest expressions of Doric, and F; Acropolis (where you can see still the road system type Hippodamian) i templi A, O, B, C (o di Apollo), D, AND. A nord, It lies the village, with the Agora, recently brought to light, and the grave dell'ecista. To the west lie the Byzantine baptistery, the small sanctuary of Hera matronly, that big of Demeter Malophoros, with the temple of Zeus Meilichios, the fountain of Gaggera el'Antiquarium, the so-called "temple" M and the necropolis. The archaeological site of the Cave of Cusa is 13 Km from Selinunte, S.P. Tre Fontane, in the territory of Campobello di Mazara (City). These are limestone quarries, extended for about 2 km, where they were extracted column drums for construction of Templar Selinunte.
Parco Archeologico di Selinunte



Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa

Il Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa è stato istituito dalla Regione Siciliana l’1.9.2010, come Servizio periferico dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Si tratta di uno dei parchi archeologici più grandi e importanti del mondo, coi suoi 270 ettari a Selinunte, più i 60 delle Cave di Cusa. Al suo interno si trovano imponenti strutture templari: sulla collina orientale il tempio G (o di Zeus), uno dei più grandi templi realizzati dai Greci, ed i templi E (o di Hera), tra le più pure espressioni dell’arte dorica, ed F; sull’Acropoli (dove si può notare ancora il sistema viario di tipo ippodameo) i templi A, O, B, C (o di Apollo), D, Y. A nord, si trova l’abitato, con l’Agorà, recentemente portata alla luce, e la tomba dell’ecista. Ad ovest si trovano il battistero bizantino, il piccolo santuario di Hera Matronale, quello grande di Demetra Malophoros, con il tempietto di Zeus Meilichios, la fontana della Gaggera e l’Antiquarium, il cosiddetto “tempio” M e le necropoli. L’area archeologica delle Cave di Cusa si trova a 13 Km circa da Selinunte, S.P. Tre Fontane, nel territorio di Campobello di Mazara (TP). Si tratta delle cave di calcarenite, estese per circa 2 km, dove venivano estratti i rocchi di colonna per le costruzioni templari di Selinunte.

Comune di Castelvetrano SCARICA PDF

Chiesa della SS TrinitTempio ESpiaggia Selinunte e scogliSpiaggia Selinunte

Castelvetrano è noto per la produzione di vino ma sopratutto dell'olio.
Da visitare è il centro storico, interessante per le tre piazze contigue, (Umberto I, Cavour e Don Carlo d'Aragona).
A tre chilometri dal paese, la chiesa della Trinità di Delia in stile arabo-normanno, costruita nella prima metà del XII secolo d.C. presenta uno schema bizantino con una pianta centrale a croce greca.

Monumenti chiese e musei

Chiesa Madre: Si trova nel cuore del centro storico con il portale rinascimentale riccamente decorato da particolari intagli e il rosone di stile medievale.

Palazzo Ducale: Sorge di fronte alla chiesa madre (dimora dei signori di Castelvetrano).
All'interno del Palazzo sono stati recentemente rinvenuti i resti di un castello medievale identificati con ciò che rimane del Castello di Bellumvider costruito dall'Imperatore Federico II di Svevia.

Teatro Selinus: Il teatro si trova nel centro storico realizzato alla fine dell'800.

Chiesa di san Domenico: di origine medievale, è stata ampliata e modificata nel 500, la facciata di disegno rinascimentale è rimasta incompleta.
All'interno l'edificio è a navata unica con cappelle laterali, il presbiterio e la cappella del coro sono decorate con stucchi e affreschi di stile manieristico opera di Antonio Ferraro da Giuliana.

Museo civico: Piccolo museo dove tra i tanti resti del parco archelogico di Selinunte è possibile trovare il cosidetto Efebo di Selinunte una piccola statuetta raffigurante un giovaninotto.

Da visitare la Riserva Naturale e Orientata del fiume Belice e Dune limitrofe e le rovine della città greca di Selinunte.

Museo Civico Selinuntino



museo civico selinuntino


Il museo raccoglie numerosi reperti archeologici di notevole valore storico e artistico, ritrovati nella zona di Selinunte, tra i quali spicca l’Efebo, una rara fusione bronzea, alta 85 cm, raffigurante un giovinetto ignudo recentemente identificato in Dioniso (480 – 460 a. C.). Altri pezzi di notevole valore sono: la “Lex sacra”, una lamina di piombo con incisa, su due sezioni capovolte, una legge del V sec. a.C. che regolava i riti di espiazione per chi aveva commesso un parricidio; un cratere attico a colonnette (470 a.C.) e una stadera bizantina (V sec. d. C.). All’interno del museo sono esposte anche numerose monete e ceramiche greche, di vario tipo e provenienza. Integra la visita al Museo, nella vicina ex chiesa degli Agostiniani, la mostra permanente “Selinunte immaginata”, che raccoglie le riproduzioni di come viaggiatori ed archeologi (tra il XVIII ed il XX sec.) hanno rappresentato, sia in modo ideale, sia in forma sempre più scientifica, l’antica colonia greca. La collezione contiene 3 Rostri recuperati dalla Soprintendenza del mare nei fondali delle isole Egadi risalente alla fine della prima guerra punica 241 a.C. tra i romani e i cartaginesi. Sono presenti altresì 20 anfore provenienti dai fondali delle Egadi risalenti al II° III° IV° secolo d.C.


Museo civico della Preistoria del Basso Belice



CASTELLO GRIFEO – Museo Regionale di Preistoria del Belice – Centro di interpretazione e valorizzazione territoriale


Museo Regionale di Preistoria del Belice
Centro di interpretazione e valorizzazione territoriale

Castello Grifeo, edificio il cui primo impianto risale presumibilmente al XIV secolo, anche se la sua esistenza è documentata al 1453, si presenta con il solenne aspetto di antica fortezza merlata. Oggi Castello Grifeo, è sede del Museo Regionale di preistoria del Belice. I reperti archeologici esposti, sono provenienti in larga parte, dall’area di Contrada Stretto a seguito delle campagne di scavo, condotte da Sebastiano Tusa a partire dagli anni ’80, e da alcune necropoli del territorio belicino, con tombe a grotticella e a camera, datate media e tarda età del Bronzo. Particolarmente interessanti appaiono le diverse tipologie di ceramica preistorica, i vasi dello stile Naro–Partanna e del Bicchiere Campaniforme, il grande vaso rinvenuto a Capo d’Acqua, selci, ceramiche decorate, tazze, attingiti e resti di faune risalenti al Pleistocene superiore, quali elefanti, ippopotami e cervi.

Un particolare riguardo merita il “Cranio trapanato”, risalente all’Età del Bronzo antico, rivenuto nel deposito funerario di una grotticella di contrada Stretto, e al momento in prestito temporaneo da parte del Museo Archeologico Regionale Salinas di Palermo. Si tratta di un cranio con un ampio foro occipitale praticato mentre il soggetto era in vita. Il soggetto sopravvisse a questa “operazione” molto frequente nell’ambito della civiltà del Bicchiere Campaniforme. Una primordiale pratica magico-chirurgica probabilmente praticata per curare malattie mentali. .

Nel percorso di visita, anche la “Sala delle Armi” o “Sala del Trono” a pianta rettangolare con volta reale e un affresco del XVIII sec. che raffigura il re Ruggero II che sconfigge nei pressi di Mazara l’arabo Mokarta durante la liberazione della Sicilia dagli Arabi da parte dei Normanni. Al suo interno è allestita una piccola ma pregevole pinacoteca composta da opere provenienti da alcune chiese distrutte in seguito al sisma del 1968 che colpì l’intera valle del Belìce. Fra le opere spicca per la sua bellezza, il polittico della Madonna del Rosario tra santi domenicani, datato 1585 a firma del pittore fiammingo Simon de Wobreck.

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MUSEO DIOCESANO DI MAZARA DEL VALLO

Il Museo Diocesano di Mazara, nato nel 1993, ha sede all’interno del monumentale edificio settecentesco del Seminario, progettato dal celebre architetto Gian Biagio Amico.
Esso raccoglie testimonianze estremamente significative per la storia della città, della Diocesi, fondata dai Normanni nel 1093, e dell’intero territorio.

Si distingue per importanza il monumento Montaperto (1469-1484) già nella Cattedrale, costituito dal sarcofago e da un gruppo di statue tra cui le quattro Virtù cardinali, che sostengono l’arca sepolcrale del vescovo, il Redentore, la Vergine Annunziata, i quattro Evangelisti e Santa Caterina d’Alessandria. Commissionato dal vescovo Giovanni Montaperto a Domenico Gagini, è considerato dagli studiosi il capolavoro della maturità del grande scultore bissonese, portatore delle suggestioni del Rinascimento in Sicilia.

Altri esempi della grande statuaria sono riferiti a nomi come Ignazio Marabitti (1719-1797), uno dei più importanti artisti del Settecento siciliano, che ha realizzato un intenso e raffinato Sant’Ignazio, commissionato per l’omonima chiesa di Mazara dalla Compagnia di Gesù. Allo stesso Marabitti è attribuito il drammatico Christus Dolens, in prezioso alabastro carnicino, scolpito con virtuosistica perizia.

Dalla crollata volta della citata Chiesa di Sant’Ignazio provengono gli affreschi di Domenico La Bruna (1669-1763), staccati ed oggi esposti nella Galleria Pinacoteca, insieme alla collezione della quadreria.

La carrozza del vescovo Antonio Salomone (1845-1857) e la portantina del vescovo Carmelo Valenti (1858-1882), in perfetto stato di conservazione, sono affascinanti testimonianze storiche della vita curiale dei secoli scorsi.

La grande Sala degli Argenti accoglie poi un “tesoro” costituito da argenti e paramenti sacri, più di cento opere di sacre suppellettili di arte liturgica (croci, reliquiari, pissidi, ostensori) che datano dall’età medievale ai nostri giorni, con un forte nucleo di opere di età barocca.

Si distinguono le pregevoli croci astili di Salemi e Mazara: la prima, firmata dall’artefice Johannes de Cioni, è datata in cartiglio al 1386, mentre la seconda, attribuita a Giovanni di Spagna, è datata alla prima metà del secolo XV.

Simbolo del Museo sin dalla sua nascita è il grifone che fa da nodo al grande ostensorio barocco commissionato dal vescovo Francesco Maria Graffeo e realizzato da un argentiere trapanese tra il 1685 ed il 1695. Il grifone, animale fantastico ereditato dai bestiari medievali, richiama araldicamente il nome dell’illustre committente ma è soprattutto “animale cristologico”, poiché riunisce in sé le due nature celeste e terrestre, come Gesù quelle umana e divina. Non a caso si erge sul bocciolo del cardo che, con la sua struttura spinosa, è rimando iconografico-simbolico ai tormenti della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Di gran pregio anche una monumentale urna-repositorio che reca il marchio delle officine di Trapani (bottega dei Lotta, 1743); tutta la superficie, rivestita in lamina d’argento, è decorata da un ricco ornato fitomorfo, in cui sono inseriti “teatrini” con scene dell’Antico Testamento legate al tema del sacrificio.

Il percorso museale offre dunque l’opportunità di seguire, attraverso un itinerario cronologico e tematico legato all’arte sacra, le trasformazioni stilistiche e le peculiarità iconografiche delle produzioni monumentali e suntuarie, ma anche le relazioni culturali e la circolazione delle tradizioni artistiche tra i popoli del Mediterraneo.

Statue, dipinti, manufatti preziosi, costituiscono importanti e suggestivi frammenti della memoria storica e dell’identità culturale delle comunità che li hanno prodotti.

















Immagine articolo CVetrano domenica 20 maggio torna il Corteo Storico di Santa Rita

Lo storico corteo di Santa Rita  il mese di Maggio a Castelvetrno

Domenica  il mese di  maggio a Castelvetrano il Corteo Storico di Santa Rita e della Nobiltà Castelvetranese.  uno degli eventi rievocativi più belli ed importanti di Sicilia.  Dalla Scalinata “Santa Rita” antistante la stazione ferroviaria di Castelvetrano il Corteo Storico articolato in quadri viventi composto da centinaia di figuranti ed attori in abiti d’epoca che rappresentano la vita di santa Rita da Cascia nell’intento celebrativo del giorno onomastico della principessa Margherita Ventimiglia, consorte del Magnus Siculus don Carlo d’Aragona e Tagliavia principe di Castelvetrano le cui spoglie riposano nella cappella “Sistina di Sicilia”(Chiesa di San Domenico, piazza Regina Margherita). Coinvolgenti pieces di teatro di strada, con i Musici di Piazza medioevale per la prima volta a Castelvetrano, gli sbandieratori della Città di Caccamo e la magnifica banda storica dei “Tamburi Aragonesi”, creatura del Centro Studi Usi Costumi e Tradizioni Medievali “Gennaro Bottone”, da sempre organizzatore e produttore della manifestazione, si offriranno al pubblico che accompagnerà l’evento itinerante per le vie del centro storico della Città di Castelvetrano. Il Corteo culminerà nel Sistema delle Piazze, cuore del centro cittadino, dove saranno rappresentati le fasi finali della sacro dramma.




Parco Archeologico di Segesta

Segesta fu una delle principali città fondate dagli Elimi, popolo di cultura e tradizione peninsulare che, secondo la tradizione antica, proveniva da Troia. Divenne ben presto una delle principali città del bacino mediterraneo di influenza ellenistica e, nel V sec. fu la più grande rivale di Selinunte.

L’area in cui un sorgeva Segesta è oggi uno dei più importanti siti archeologici della Sicilia dove si possono ammirare i resti della città antica come le mura con l’articolata Porta di Valle, alcuni quartieri residenziali e alcuni monumenti pertinenti Segesta medievale (mura, castello, moschea e borgo sommitale).

Al di fuori delle cinte murarie, lungo le antiche vie d’accesso alla città, si trovano due importanti luoghi sacri: il tempio di tipo dorico (sec. V a.C), ancora integro, austero esempio di periptero esastilo; il santuario di Contrada Mango (VI - V sec. a.C.) e la necropoli ellenistica.

Sulla sommità del monte, il magnifico teatro (metà sec. II a.C.), i resti di un edificio di età classica, un bouleterion ellenistico documentano la vita della città, mentre un portico, un cortile lastricato e un colonnato, segnano l’accesso a quella che fu l’agorà nell’età ellenistica e romana. Nei pressi del teatro si trovano i resti più recenti di Segesta: il castello, la moschea e la chiesa fondata nel 1442.


Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura.
Calatafimi Segesta | Siti Archeologici
Rete Museale Naturale Belicina

Indirizzo

  • Strada Provinciale 68 - Contrada Barbaro
  • 91013 Calatafimi-Segesta - Trapani

Contatti

  • Telefono:+39 0924 952356


AGRIGENTO LA VALLE DEI TEMPLI

Parco archeologico Valle dei Templi-Ivano Mistretta-3

La valle dei templi è stata dichiarata nel 1997 Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. Il parco conserva uno straordinario patrimonio monumentale e paesaggistico che comprende i resti dell’antica città di Akragas. Con i suoi milletrecento ettari rappresenta il sito archeologico più grande del mondo ed è caratterizzato dalla presenza di importanti templi dorici del periodo ellenistico. Nel settore orientale, sulla collina, troviamo i templi di Giunone, della Concordia e di Ercole. Le magnifiche vestigia del tempio di Giunone s’innalzano all’estremità della collina rocciosa in una posizione che offre una bellissima vista sui dintorni. Questo tempio, dedicato ai matrimoni, fu eretto nel V secolo a.C. e conserva un colonnato quasi intatto, sormontato dal suo architrave. Il tempio della Concordia invece è un magnifico tempio dorico del V secolo a.C. ed è uno dei tre templi ellenici meglio conservati. L’eleganza delle sue proporzioni lo rende un perfetto esempio dello stile classico. Il tempio di Ercole (dedicato al figlio di Zeus e di Alcmena) è considerato il più antico di Agrigento, in stile dorico arcaico presenta un allineamento di 8 colonne, sormontate da capitelli. Nel settore occidentale si erge il tempio di Zeus che fu uno dei tre più grandi templi del mondo ellenico e il maggiore della Sicilia. Non ne resta granché perché i Cartaginesi lo distrussero nel 406 a.C. in quanto rappresentava, per loro, un esempio insopportabile di modernità. Proseguendo più in basso si trova il tempio di Castore e Polluce di cui restano solo quattro colonne. Due sono i momenti ideali per visitare i templi: al mattino presto, all’apertura, prima che i pullman comincino a riversare masse di turisti o la sera quando i templi sono illuminati dalla luce del tramonto.

 

Via Panoramica Valle dei Templi, Agrigento
Collina dei Templi (Giunone, Concordia e Ercole). Orario d'apertura: tutti i giorni ore 8:30- 19:00.
Le biglietterie chiudono mezzora prima dell'orario di chiusura del sito.
Tempio di Zeus, Santuario delle divinità ctonie e Tempio dei Dioscuri: Orario di apertura: tutti i giorni ore: 9:00-19:00
Biglietto d'ingresso: € 10,00 a persona, Ridotto: € 5,00
Biglietto cumulativo (valle e museo archeologico) € 13,50, Ridotto: €7,00
Ingresso gratuito: la prima domenica di ogni mese. N.B. Non si applica alle visite serali dalle 19:30. Ingresso gratuito solo per i minori di anni 18
Apertura serale e notturna dal 15 Luglio al 18 Settembre, 2015;
Nota Bene: Biglietto d'ingresso gratuito
-cittadini dell'Unione Europea di età inferiore ai 18 anni
-docenti e studenti delle facoltà di Architettura, di conservazione dei Beni culturali, di Scienze della Formazione e dei corsi di laurea in Lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico o storico artistico, docenti e studenti delle accademie di Belle Arti; personale dell'Amministrazione dei Beni culturali ed ambientali.
Biglietto ridotto (50%)
-cittadini dell'Unione Europea di età compresa tra 18 e 25 anni;
-docenti delle scuole statali e non statali.

Parco archeologico Valle dei Templi-Ivano Mistretta Parco archeologico Valle dei Templi-Ivano Mistretta-3

Parco archeologico Valle dei Templi-Ivano Mistretta-6 Parco archeologico Valle dei Templi-Ivano Mistretta-4

LE SALINE DI MARSALA E L'ISOLA DI MOZIA 

Le Saline della Laguna si trovano in Sicilia occidentale, sul litorale che collega Trapani con Marsala. Un territorio unico di fronte l’isola di Mothia, lungo la famosa “via del sale”, che offre al visitatore svariate opportunità di visita e di soggiorno. La visita del Mulino d’Infersa e del museo con il percorso multimediale; le esperienze e attività all’interno delle Saline “Ettore e Infersa”; la visita dell’Isola Lunga


Le Saline della Laguna






SALINE E ISOLA DI MOZIA MARSALA

Le Saline della Laguna sono state elette Luogo del Cuore” FAI.

  • il Mulino d’Infersa (e gli altri due mulini perfettamente funzionanti), che ospita il museo con il percorso multimediale, il centro visitatori e la bottega del sale;
  • le  Saline Ettore e Infersa, ancora oggi utilizzate per la produzione del sale marino, dove poter provare esperienze uniche, anche all’interno delle vasche;
  • l’Isola Lunga, solitaria e affascinante, dove “perdersi” tra la natura lussureggiante, fino a raggiungere una vasca dedicata alle immersioni rigeneranti oppure sdraiarsi sulla crosta di sale.

Un percorso tutto da scoprire, nel cuore della Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone. Con la possibilità di partecipare alla degustazione esclusiva “c’è sale e sale”, esperienza originale e saporita.

  • VALLE  DEI  TEMPLI
  • S.S. TRINITA'
  • SEGESTA
  • CAVE DI CUSA
  • TEMPLI DI SELINUNTE